In un percorso di crescita interiore
solitudine e compagnia sono
due aspetti della relazione
ugualmente essenziali.
Nel mio personale cammino ho potuto sperimentare quanto la solitudine abitata
apra il varco alla più profonda compagnia.
C'è, infatti, la solitudine che ci ingrigisce, inaridisce i nostri tratti e
ci rende aspri con l'altro.
Questa solitudine, solitamente non scelta, subita, o almeno non abbracciata con vera consapevolezza,
non presenta un tratto fondamentale,
quello di apparire come 'solitudine abitata'.
✨ Ma cosa intendo per solitudine abitata?
Il dimorare silenzioso dell'essere nell'Essere.
L'attenzione grata al passaggio di Dio, qualunque sia il mio Dio, nelle ore silenziose e solitarie.
La solitudine quando è abitata è il campo di semina illimitato della compagnia.
Un dono immenso.
La dove ho custodito il mio universo interiore, aprendolo al divino che avviene ogni istante,
sono capace, come una coppa, di ricevere con libertà, gratitudine, apertura profonda,
il mistero dell'altro che è sempre
un dono in eccedenza.
Infatti, nessuna, e dico nessuna, relazione ci è dovuta (neanche quella, apparentemente scontata, tra genitori e figli).
Ogni relazione ha sempre la caratteristica del dono: l'altro si apre, si dona, si manifesta.
Io ricevo e a mia volta mi dono e mi manifesto, in una danza impareggiabile.
Se desideriamo relazioni salvifiche, capaci di portarci al compimento, dobbiamo sempre ricordare di coltivare la solitudine abitata.
⭐Oggi
prendo tempo per me,
consapevole di non sottrarlo a nessuno
ma di donarlo alla costruzione interiore
di tutte le mie relazioni.
Buon Giorno Nuovo,
Marianna

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