domenica 18 novembre 2018

domenica #onore ai miei passi



Acufenomenologia dello spirito
 ( da Elenco di piccole cose, sul mio Blog)

Improvvisamente, durante la notte, un rumore.
Un sobbalzo dal letto e comincia la ricerca.
Niente.
La fonte del rumore è introvabile.
Nessun elettrodomestico.
Nessun camion.
Niente ronzii delle lampade.
Niente di niente. Niente di niente.
La fonte sono io.
Io.
Panico!
La pancia sottosopra, il respiro affannato.
Rescue remedy subito, almeno per riprendere lucidità.
Esercizi respiratori.
Ok. Ce la posso fare.
Riprendo sonno a fatica, dopo molto tempo.
Al risveglio quel suono è ancora lì.
Panico.
Rescue remedy.
Meditazione.
Riprendo lucidità.

Ciò che mi ha spaventata dell’acufene (e devo dire che per chiamarlo col suo nome ho faticato non poco!) è stato il suo potere evocativo: mia madre ne soffre. Mia nonna ne soffre. L’affermazione è stata subito: sono spacciata, è per sempre!
Quel per sempre, quell’alone di ereditarietà delle cose da non ereditare, mi ha travolta.
E poi c’era il … … … s i l e n z i o … … …
Dove era finito il mio amato silenzio, il luogo della mia vita interiore, il perno del mio lavoro con la meditazione.
La perfezione – eh? – dove era finita la MIA perfezione?

E’ stato un lavoro intenso, duro.
Sono stati mesi di ascolto profondo.
Sì, perché quello che subito dopo il panico e le pippe mentali ho compreso è stato che avevo un’occasione per lasciar emergere qualcosa sull’ascolto.
Era cominciata una nuova fase della mia storia.

Ho scoperto nuovamente il silenzio.
Quello che si può accogliere anche in mezzo al mercato.

Ho scoperto nuovamente la verità del donarsi.
Che non ha a che fare con l’essere perfetti, ma con l’ESSERE.

Ho scoperto nuovamente il potere del limite.
Quello che ti uccide se gli dai forza, che ti salva se gli dai tempo.

E’ incominciata quella che mi piace chiamare l’acufenomenologia dello spirito.
Un percorso capace di mostrami il mio corpo, le manifestazioni di dolore, fastidio, vulnerabilità, non più come un nemico da sconfiggere, ma come un avversario per imparare qualcosa di me e della mia storia d’amore con Dio, ovvero del percorso di unità che ricerco da sempre.

Sono diventata più benevola con la mia debolezza costitutiva.
La salute ha perso il suo valore di idolo.
Perché è un fatto inconfutabile che sia una meraviglia essere sani, non malati. Debellare ogni patologia possibile è un dovere, ma… nel frattempo?
Nel frattempo comprendo sotto nuova luce ogni passo, grazie alla mia debolezza che è una chiave che apre molte porte e spalanca il portone della Forza Vera.

Sogno un mondo senza sofferenza.
E quel mondo ci aspetta.
Ma ora, qui, lascio che la sofferenza stessa sia una possibilità.

Un dettaglio, un rumore nell’orecchio, solo un dettaglio, importante certo, ma che non può togliere l’incanto di esserci, qui ed ora, in questo tempo, in questo spazio.

Piccole cose che possono cambiare un giorno ed infine anche la vita.
Spetta a noi decidere se in meglio.
Con coraggio.

 #onore ai miei passi

Buon Giorno di Domenica,

Marianna



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