Acufenomenologia
dello spirito
Improvvisamente, durante la notte, un
rumore.
Un sobbalzo dal letto e comincia la
ricerca.
Niente.
La fonte del rumore è introvabile.
Nessun elettrodomestico.
Nessun camion.
Niente ronzii delle lampade.
Niente di niente. Niente di niente.
La fonte sono io.
Io.
Panico!
La pancia sottosopra, il respiro
affannato.
Rescue
remedy subito,
almeno per riprendere lucidità.
Esercizi respiratori.
Ok. Ce la posso fare.
Riprendo sonno a fatica, dopo molto
tempo.
Al risveglio quel suono è ancora lì.
Panico.
Rescue
remedy.
Meditazione.
Riprendo lucidità.
Ciò che mi ha spaventata dell’acufene (e
devo dire che per chiamarlo col suo nome ho faticato non poco!) è stato il suo
potere evocativo: mia madre ne soffre. Mia nonna ne soffre. L’affermazione è
stata subito: sono spacciata, è per sempre!
Quel per
sempre, quell’alone di ereditarietà delle cose da non ereditare, mi ha travolta.
E poi c’era il … … … s i l e n z i o … …
…
Dove era finito il mio amato silenzio,
il luogo della mia vita interiore, il perno del mio lavoro con la meditazione.
La perfezione – eh? – dove era finita la
MIA perfezione?
E’ stato un lavoro intenso, duro.
Sono stati mesi di ascolto profondo.
Sì, perché quello che subito dopo il
panico e le pippe mentali ho compreso è stato che avevo un’occasione per lasciar
emergere qualcosa sull’ascolto.
Era cominciata una nuova fase della mia
storia.
Ho scoperto nuovamente il silenzio.
Quello che si può accogliere anche in
mezzo al mercato.
Ho scoperto nuovamente la verità del
donarsi.
Che non ha a che fare con l’essere
perfetti, ma con l’ESSERE.
Ho scoperto nuovamente il potere del limite.
Quello che ti uccide se gli dai forza,
che ti salva se gli dai tempo.
E’ incominciata quella che mi piace
chiamare l’acufenomenologia dello
spirito.
Un percorso capace di mostrami il mio
corpo, le manifestazioni di dolore, fastidio, vulnerabilità, non più come un
nemico da sconfiggere, ma come un avversario per imparare qualcosa di me e
della mia storia d’amore con Dio, ovvero del percorso di unità che ricerco da
sempre.
Sono diventata più benevola con la mia
debolezza costitutiva.
La salute ha perso il suo valore di
idolo.
Perché è un fatto inconfutabile che sia
una meraviglia essere sani, non malati. Debellare ogni patologia possibile è un
dovere, ma… nel frattempo?
Nel frattempo comprendo sotto nuova luce
ogni passo, grazie alla mia debolezza che è una chiave che apre molte porte e spalanca
il portone della Forza Vera.
Sogno un mondo senza sofferenza.
E quel mondo ci aspetta.
Ma ora, qui, lascio che la sofferenza
stessa sia una possibilità.
Un dettaglio, un rumore nell’orecchio,
solo un dettaglio, importante certo, ma che non può togliere l’incanto di
esserci, qui ed ora, in questo tempo, in questo spazio.
Piccole cose che possono cambiare un
giorno ed infine anche la vita.
Spetta a noi decidere se in meglio.
Con coraggio.

Nessun commento:
Posta un commento