Una casa affollata
(fuori come dentro)
La mente è un proiettore.
Come vivo all’interno
vivo anche all’esterno.
L’affollamento domestico di certi momenti non è che la folla caotica che ho dentro.
Dirigerlo, nella calma, richiede ch’io dimori nella calma.
Ci sono giornate che sembrano cominciare come un frullatore in azione con il coperchio aperto! E tutto s’imbratta di quella agitazione vertiginosa che non risparmia un angolo della casa.
Tutti risuona in questa vertigine.
Fino a quando non esco.
Di casa, scappando? No.
Non esco dalla modalità disperate wife che è un archetipo matriarcale che mi si attacca alla pelle in certi giorni o dalla modalità super eroe che mi s’incolla ai capelli in altri o da qualsiasi altra modalità che non sia ME, qui ed ora.
Respiro. Mi siedo per terra. Resetto.
Capisco sempre più che quello che accade in meditazione è diametralmente proporzionale a ciò che accade in casa.
I miei figli sono come i miei pensieri, urlanti in certi momenti, pieni di interminabili domande, capricciosi per richiamare attenzione… la lista è lunga! Tuttavia, sono i miei amati bambini, parte di me più delle stesse viscere. Accoglierli è un dono.
Gestire la loro presenza, come quella dei pensieri, è possibile se ricordo una sola cosa: ‘sei Tu!’.
Il Dio che cerco è lì. Non altrove e mi sta parlando o accompagnando a comprendere qualcosa di nuovo per la mia evoluzione.
Sei Tu, dovrebbe essere la nostra affermazione davanti a tutto ciò che accade. Ogni cosa, persona, evento è un messaggero.
Ci sono voluti anni di ricerca per
comprendere che il semplice è la casa dello straordinario.
Credevo che lasciare ogni cosa, ritirarmi in
un eremo solitario, fosse la mia strada per diventare me. Lo credevo con
tutte le mie forze e ne avevo conferma all’esterno, come avviene solitamente
per le rivelazioni interiori.
La mia benedizione è stata la resa.
Quando un’altra via è stata indicata, con forza – non mia! – alla mia storia, non ho potuto avere dubbi: mi ero ormai arresa ad una volontà più grande di me.
Non potevo che fidarmi. Ho sbagliato in tante cose, ma non quando mi sono fidata di Dio che sussurra al cuore.
Dalla casa solitaria ad una affollata il passo è stato sicuro, non breve.
Essere me poteva avere tante declinazioni. Sono grata della mia.
Eppure, se guardo bene, ma proprio bene, ci sono i segni di ciò che sono oggi in tutti i percorsi del passato.
Il mio sogno più grande era il silenzio coltivato come ritorno all’essenza, l’accoglienza vissuta come manifestazione dell’essenza, l’unità nel molteplice come strada per essere trasparenza della trascendenza.
Sedere e ascoltare il TU divino in tutte le cose e le creature, era il sogno.
Quel sogno sono io.
Oggi non è un sogno, ma una via.
E’ facile?
No. Non è facile dimorare nella quiete mentre il frullatore è azionato con il coperchio aperto e la lavatrice dei bambini mi strizza a 1000 giri!
Non è facile. E’ semplice. Basta che io mi arrenda e dica: “Sei Tu!”.
E allora, improvvisamente, la cucina si trasforma nel mio eremo, le carezze in salmodia e il respiro è il mantra per dimorare nell’Unico Necessario.
E’ la mia scommessa questo monachesimo del
cuore.
E’ la mia via.
… molti anni fa scrissi queste parole…
“Il mio luogo rappresenta un posto di riposo per chiunque.
Il riposo del mio luogo, tuttavia, non è quello che si sperimenta nei grandi monasteri, da cui si esce dicendo: “Eh, però la nostra vita è un’altra!”.
No, il mio luogo dovrebbe essere la profezia della possibilità di vivere del riposo di Dio in mezzo alla città e alle occupazioni quotidiane. Dovrebbe essere un canale da cui lo Spirito entra nel mondo così come il mondo è e lo trasforma.
(…) Si tratta di un monachesimo del cuore.
Per monaco intendo colui che ha la vocazione a ricercare l’armoniosa unità nella diversità: in sé, con gli altri, con Dio. L’uomo è monaco, per essenza.
Del cuore perché è questa l’unica vera cella, è nel cuore il monte Tabor.
Una vita simile potrebbe essere profezia per
tutti”.
Ed eccomi qui, tra un verso e una lavatrice,
a cercare ancora la stessa via.
Con la stessa luce negli occhi e nel cuore.
La folla dei pensieri non è il nemico, l’irruenza
delle richieste pratiche ed emotive della mia piccola tribù, non sono ostacoli.
Lo sono nella misura in cui non mi consegno alla resa e pronuncio il mantra del cuore: “Sei Tu!”.
Da questa dolce cantilena, che armonizza ogni cosa, scaturisce l’acqua viva di una Presenza costante che illumina i passi e mi fa diventare me.
Oggi, sii una consegna. Arrenditi alla
felicità che sei, non porre argini, lavora con tutti i mezzi al tuo compimento.
Sei Tu, afferma davanti a tutto ciò che accade.
Ogni cosa, persona, evento è un messaggero.
Il semplice è la casa dello straordinario.
L’affollamento domestico di certi momenti non è che la folla caotica che ho dentro.
Dirigerlo, nella calma, richiede ch’io dimori nella calma.
Ci sono giornate che sembrano cominciare come un frullatore in azione con il coperchio aperto! E tutto s’imbratta di quella agitazione vertiginosa che non risparmia un angolo della casa.
Tutti risuona in questa vertigine.
Fino a quando non esco.
Di casa, scappando? No.
Non esco dalla modalità disperate wife che è un archetipo matriarcale che mi si attacca alla pelle in certi giorni o dalla modalità super eroe che mi s’incolla ai capelli in altri o da qualsiasi altra modalità che non sia ME, qui ed ora.
Respiro. Mi siedo per terra. Resetto.
Capisco sempre più che quello che accade in meditazione è diametralmente proporzionale a ciò che accade in casa.
I miei figli sono come i miei pensieri, urlanti in certi momenti, pieni di interminabili domande, capricciosi per richiamare attenzione… la lista è lunga! Tuttavia, sono i miei amati bambini, parte di me più delle stesse viscere. Accoglierli è un dono.
Gestire la loro presenza, come quella dei pensieri, è possibile se ricordo una sola cosa: ‘sei Tu!’.
Il Dio che cerco è lì. Non altrove e mi sta parlando o accompagnando a comprendere qualcosa di nuovo per la mia evoluzione.
Sei Tu, dovrebbe essere la nostra affermazione davanti a tutto ciò che accade. Ogni cosa, persona, evento è un messaggero.
La mia benedizione è stata la resa.
Quando un’altra via è stata indicata, con forza – non mia! – alla mia storia, non ho potuto avere dubbi: mi ero ormai arresa ad una volontà più grande di me.
Non potevo che fidarmi. Ho sbagliato in tante cose, ma non quando mi sono fidata di Dio che sussurra al cuore.
Dalla casa solitaria ad una affollata il passo è stato sicuro, non breve.
Essere me poteva avere tante declinazioni. Sono grata della mia.
Eppure, se guardo bene, ma proprio bene, ci sono i segni di ciò che sono oggi in tutti i percorsi del passato.
Il mio sogno più grande era il silenzio coltivato come ritorno all’essenza, l’accoglienza vissuta come manifestazione dell’essenza, l’unità nel molteplice come strada per essere trasparenza della trascendenza.
Sedere e ascoltare il TU divino in tutte le cose e le creature, era il sogno.
Quel sogno sono io.
Oggi non è un sogno, ma una via.
No. Non è facile dimorare nella quiete mentre il frullatore è azionato con il coperchio aperto e la lavatrice dei bambini mi strizza a 1000 giri!
Non è facile. E’ semplice. Basta che io mi arrenda e dica: “Sei Tu!”.
E allora, improvvisamente, la cucina si trasforma nel mio eremo, le carezze in salmodia e il respiro è il mantra per dimorare nell’Unico Necessario.
E’ la mia via.
… molti anni fa scrissi queste parole…
“Il mio luogo rappresenta un posto di riposo per chiunque.
Il riposo del mio luogo, tuttavia, non è quello che si sperimenta nei grandi monasteri, da cui si esce dicendo: “Eh, però la nostra vita è un’altra!”.
No, il mio luogo dovrebbe essere la profezia della possibilità di vivere del riposo di Dio in mezzo alla città e alle occupazioni quotidiane. Dovrebbe essere un canale da cui lo Spirito entra nel mondo così come il mondo è e lo trasforma.
(…) Si tratta di un monachesimo del cuore.
Per monaco intendo colui che ha la vocazione a ricercare l’armoniosa unità nella diversità: in sé, con gli altri, con Dio. L’uomo è monaco, per essenza.
Del cuore perché è questa l’unica vera cella, è nel cuore il monte Tabor.
Con la stessa luce negli occhi e nel cuore.
Lo sono nella misura in cui non mi consegno alla resa e pronuncio il mantra del cuore: “Sei Tu!”.
Da questa dolce cantilena, che armonizza ogni cosa, scaturisce l’acqua viva di una Presenza costante che illumina i passi e mi fa diventare me.
Sei Tu, afferma davanti a tutto ciò che accade.
Il semplice è la casa dello straordinario.
Con amore,
Marianna

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