Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata.
Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato».
Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion!
Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme.
Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda:
«Ecco il vostro Dio!
Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio.
Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede.
Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna;
porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri»".
Isaia 40, 3-5.911
Carissimi amici,
prende avvio la seconda settimana del tempo dell'attesa e lo fa con la meravigliosa bellezza delle immagini di Isaia, un profeta che, in questa seconda parte del suo libro, narra della consolazione.
Andiamo subito al punto.
La consolazione avviene dopo un tempo di deserto, di schiavitù, di esilio.
Tre termini che possono descrivere la vita di tutti.
Il deserto è luogo di cammino faticoso, incerto, pericoloso.
La schiavitù è assenza di libertà, il bene grande che fa fiorire.
L'esilio è distanza da ciò che è amato, caro, familiare.
Capovolgendo:
il deserto si fa luogo di crescita indicibile e profonda,
la consapevolezza della schiavitù rende cercatori di strade di libertà,
l'esilio amplifica l'amore e il desiderio di ciò che è amato.
Non c'è nulla, dunque, che chiuda,
senza possibilità ulteriori,
la nostra storia.
Nulla.
Ogni cosa è un messaggio.
Tutto diviene PAROLA.
Non c'è terreno accidentato che non possa trasformarsi in piano.
Ogni cosa, ogni evento
sono animati dallo Spirito di Dio
(qualunque sia il tuo Dio),
la cui forza è la tenerezza.
In Isaia si legge infatti: "con il braccio Egli detiene il dominio" (v.10) e subito dopo "come un pastore fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul seno e conduce pian piano le pecore madri" (v.11).
Questo braccio non è quello del potere
ma quello dell'abbraccio, della cura.
I segni della Presenza Divina sono ovunque.
Dare voce al deserto
è permettere alle cose, alle situazioni
di parlare.
Quale lingua?
La lingua Una, quella materna, divina
che è controcorrente con il linguaggio di morte, con i vicoli ciechi di certe narrazioni.
La lingua Una
che canta in tutte le cose,
il cui splendore irradia
da tutte le cose.
La lingua Una
che ti suona dentro,
se poni ascolto.
Oggi
sii profeta della tua vita:
apri strade.
Buon inizio di settimana!
Con amore,
Marianna

Nessun commento:
Posta un commento