giovedì 9 aprile 2020

GIOVEDÌ SANTO 'abita in mezzo a noi'


Il gesto di oggi (lo troviamo nel Vangelo di Giovanni 13, 1-15) era tipico dello schiavo nei confronti del padrone o della sposa nei confronti dello sposo o del figlio nei confronti del padre: è lavare i piedi.
Un gesto di accoglienza, d'intimità, di servizio.
Lui che è il Maestro e il Signore si china e lava i piedi dei discepoli.

Mi pare non ci sia niente da aggiungere.

Eppure bisogna...

Nei piedi c'è la ricapitolazione del corpo intero. Nella riflessologia plantare si lavora su una zona del piede per lavorare sull'organo corrispondente.
È nei piedi la ferita dell'umanità, di cui parla il mito biblico della caduta.
Il serpente, simbolo di ciò che avversa l'umanità nel suo compimento verso Dio, insidia il calcagno e disperde le energie che erano destinate a portarlo alla pienezza della Vita.
Nel piede le dita corrispondono alla parte cefalica mentre il tallone è il luogo del fondamento, dell'energia a base della vita, l'Eros.
Questo abbiamo visto tante volte (vi rimando per ulteriori approfondimenti al mio articolo apparso su Appunti di Viaggio Dalla carne nuziale il canto dell'Eros divino) non è che Dio, Fuoco, Energia, Respiro, Acqua  viva di tutte le cose.
L'insidia che avversa il potere di compimento dell'Eros non è la fine ma una opportunità di crescita.
Quell'insidia, in Cristo, è schiacciata e lì dove regnava la morte tornerà a brillare la Via della Vita che è la Verità dell'umanità.

Questo lavacro del Cristo non toglie la polvere delle strade e basta, dunque.
È gesto che cura.
È intimità che risana.
È servizio che illumina le potenzialità.
È varco nella Vita a partire dalla prima manifestazione del corpo che siamo, i piedi.
E, come in basso così in alto,
si spalanca il cammino che riconduce ognuno di noi
al proprio compimento.

Lavare i piedi gli uni degli altri,
questo l'invito che segue al gesto,
è permetterci di essere l'uno per l'altro memoria del nostro potenziale divino.

Camminiamo insieme, coi nostri piedi belli,
nella Vita.

Con amore,

Marianna

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