domenica 16 febbraio 2020
domenica #onore ai miei passi
Da sempre, per eredità familiare, ho sentito parlare di malanni, sintomi, esami, farmaci ecc. e, credo fermamente, sempre per questo, il mio percorso di studi e vita
si sia ad un certo punto distaccato
da questo scenario.
Naturopatia, reiki, fiori di Bach e tutto ciò che è venuto fuori come ricerca
aveva l'intento preciso di alleviare
questo macigno che mi portavo dentro:
una storia in cui ogni sintomo è la campana d'allarme della fine, ogni giorno un bollettino medico.
Perché la vera essenza dell'ipocondria
non è la malattia
ma la paura.
Un po' quello che accade a livello planetario ogni volta che c'è un'allerta contagio
per qualsivoglia virus.
E la paura fomenta poi rabbia e
la rabbia ci rende meno sociali e
meno tolleranti.
Io stessa ho vissuto
i danni della paura di ammalarsi.
Ci si ammala davvero. Dentro.
Si è in una gabbia e, quella gabbia,
sei tu.
Le parole di Franco Arminio, che leggete in foto, sono lo specchio di questo modo di vedere le cose e... il ribaltamento più autentico di questa prospettiva.
I poeti, si sa, sanno cogliere
l'anima più vera della realtà.
Il loro non è un essere nell'idea
ma un sentire la realtà
(a differenza di quanto si potrebbe pensare di chi scrive poesia) e servire il nettare di questa a chi legge, gusta, ascolta.
Onorare i nostri passi vuol dire anche questo: lì dove siamo caduti
cercare di non ripassare o quantomeno attrezzarsi a dovere.
Coltiviamo bellezza.
Coltiviamo sorpresa.
Coltiviamo patate e sorrisi, fiori e sogni, figli e intenzioni.
Non coltiviamo paura.
Che la paura ha un seme facile.
Attecchisce ovunque. Sempre.
Buon Giorno Nuovo,
Marianna
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