giovedì 4 giugno 2020

Da M. Manzullo, Elenco di piccole cose... (sul blog Medit-ire)

24. - Come stai? - 
- Come una giraffa! -


Quando qualcuno ci chiede ‘come stai?’ muove in noi tanti strati.
Quello dell’apparenza, del dovere, dell’essere.
Se siamo vivi può essere una domanda evolutiva ogni volta.
Cosa dico? Vivi? Domanda evolutiva?
Essere vivi non è affatto scontato.
Certo le funzioni biologiche sono salvaguardate, ma è tutto qui?
Sapete che per il 70-80% della nostra giornata noi viviamo di automatismi? E questi sono legati alla nostra base biologica più antica, il cosiddetto cervello rettile, la struttura umana più preistorica che ci sia, quella del lotta o fuggi. Per carità, fondamentale perché mantiene deste le funzioni primordiali (cibarsi, riprodursi) ma… è tutto qui?
Questo primo livello animale, che ritroviamo anche nella nostra storia evolutiva personale e che simbolicamente è situato nella parte bassa del nostro corpo (bassa non sta per aggettivo squalificativo!) è solo uno stadio dell’essere. Uno scalino.
C’è poi un livello intermedio che è quello dell’essere psichico. Biologicamente vi fa risonanza il cervello limbico, centralina che gestisce la vita emotiva, simbolicamente la sua sede è nel tronco nel nostro corpo.
Questo stadio è un po' come l’adolescenza della nostra vita: un ribollire continuo di emozioni altalenanti che ci fanno indossare numerose maschere. Fino a quando non decidiamo chi comanda.
Sì, perché questi livelli dell’essere non sono che contenitori e vivono di ciò che io scelgo di metterci dentro.
Interessante!
Allora meno vittimismo mi farebbe meno vittima? Allora un linguaggio limpido, un pensiero limpido potrebbe rischiarare la vita di tutti i giorni?
Ed è qui che entra in gioco il nostro livello più alto (simbolicamente rappresentato dal capo), il livello spirituale che biologicamente ha come sede la parte più giovane del nostro cervello, la neocorteccia.
Qui abita l’immaginazione, la riflessione, la capacità evolutiva dell’essere, la sua possibilità di compiersi, di livello in livello, fino a diventare… veramente uomo.
E come si fa ad andare oltre l’istinto, oltre l’emotività?
Anzitutto oltre non vuol dire a prescindere. Il livello si supera solo se è pienamente giocato.
Non c’è evoluzione che salti gli stadi dell’essere: quella è repressione.
Giocare le maschere che ci portiamo dentro, e parliamo di millenni evolutivi, di genealogie di automatismi, esige una cosa fondamentale: consapevolezza.
Devo sapere che sto giocando il ruolo di bambino capriccioso mentre lo agisco, devo sapere che questo attacco di ansia è una memoria emotiva nel corpo che si ripresenta con uno stimolo magari visivo o tattile ecc., devo sapere che posso andare oltre (dal di dentro) questo scenario.
E posso. Sempre.
Tuttavia non senza allenamento, costante e ripetuto.
Il richiamo costante alla consapevolezza non è che questo chiedersi ‘come stai?’.
Mentre penso, agisco, parlo, da quale livello di me lo faccio?
Così la vita non è più un viaggio di cose scontate ma un’avventura momento per momento, perché mille volti mi abitano e devo conoscerli per capire qualcosa di me se voglio andare incontro agli altri. 
L’allenamento alla consapevolezza ha la capacità di cambiate tutto, e quando dico tutto intendo davvero tutto, dal DNA ai pensieri senza soluzione di continuità.
E questo non lo dico io ma è una sapienza antica che oggi scienze come l’epigenetica, per esempio, confermano.
E la giraffa?
Sapete che inizialmente la giraffa aveva un collo corto?
Poi allenandosi a prendere le foglie più alte, le migliori!, nel corso della sua storia evolutiva ha modificato strutturalmente il suo corpo.
Tutto può cambiare se noi lo permettiamo.

Brucare sempre l’erba comoda intorno a noi, ad un livello medio basso, può essere una possibilità.
Cibarsi in zone fuori dal nostro confort è anch’essa una possibilità.
La nostra evoluzione, che non è che ad uno stadio per noi stessi e per l’umanità intera, dipende da ciò che scegliamo.
E il bello è che la mia scelta non influenza solo la mia vita ma quella di tutti, perché le scelte delle giraffe di un tempo hanno strutturato le giraffe di oggi.

Chi siamo lo decidiamo noi. Attimo per attimo.
Questa consapevolezza può cambiare una giornata e, giorno dopo giorno, una vita e, vita dopo vita, un mondo. 

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