domenica 17 maggio 2020

23. Madre, come Dio



Non attendevo di diventare madre.
Almeno non consciamente.
Avevo altri progetti, altri viaggi da compiere.
Eppure, leggendo i miei vecchi, voluminosi diari, ho ritrovato lettere ai miei figli.
Dobbiamo stare attenti alle parole che pronunciamo, specie quelle articolate con emozione, con vividezza di immagini interiori. Creano.
Ed eccomi, ora, mamma.
Chiamata con un nome nuovo che è una consacrazione per sempre.
In tutto c’è un prima e dopo.
Così nella maternità.
Nel corpo, nella mente, nel cuore.
Una trasformazione intensa è avvenuta, un passaggio più prossimo alla legge dei semi che delle potature.
Non si è trattato di togliere cose tipo autonomia, libertà, spensieratezza e altri luoghi comuni, queste sono ai margini dell’evento maternità come satelliti di altro… ecco, questo altro che mi ha trasformata è germinativo.
In grembo altre vite hanno preso forma.
Trasformando il mio corpo fino a renderlo capace di portarne un altro, azzerando o accelerando i pensieri, scombussolando le emozioni nel piano più manifesto, la maternità ha seminato una nuova forma d’essere nella mia preesistente forma d’essere.
La vita loro è diventata una forma della mia stessa vita.
Ho le loro cellule in corpo e loro le mie.
Ci siamo reciprocamente passati i pensieri, le emozioni, i sentimenti, le immagini, i suoni, gli odori…
Francesco mi iniettava dal di dentro dosi di riflessioni magnifiche sulla natura, sul mondo, su Dio, alimentava la sete di conoscenza e il desiderio di sperimentare.
Irene mi regalava ondate profumate di femminilità, rossetti rossi e fascino, una potenza mai sperimentata prima di allora, una forza femminile rivoluzionaria.
Devo me stessa a ciò che loro hanno permesso germogliasse in me.
- Glielo dovrò lasciar fare per sempre, sono madre senza scampo! -.
Ogni gravidanza è stato un procedere verso nuovi campi di coscienza.
Ogni relazione con loro. Dal primo istante.
Anche lui/lei - che ha un nome solo nostro - che tra Francesco e Irene, non è stato/a con me che pochissimi giorni, ha lasciato una consapevolezza femminile intensissima, un’energia poderosa.
I mostri, le ombre, sono emerse con tale vividezza.
E che botte, e che rivelazioni!
Ecco, la maternità è una terra feconda di rivelazioni.
Mi ha fatto sperimentare, per la prima volta davvero, la fragilità, ad esempio.
Prima di loro non sapevo cosa fosse la paura, quella vera che ti attanaglia le budella e ti lascia mezzo morto per terra.
Niente è paragonabile a quello che loro hanno mosso in me.
Niente.
Niente ha richiesto fede come il metterli al mondo. Come il darli a questo mondo, sempre, ogni giorno.
Perché avere un figlio ti espone costantemente.
Non c’è scampo, l’ho già detto, ed è per sempre.
Non c’è un giorno in cui potrai fregartene e fare come se non esistessero, quindi o vivi l’abbandono in Dio come leit motif della tua vita o la preoccupazione ti distruggerà. Ti annienterà la gioia.
Sono brutale?
E’ così.
Per questo loro sono i miei maestri.
Niente mi ha rigirata come un guanto come tessere la relazione con i miei figli.
Mi ricreano. Costantemente.
E, se avete intenzione di diventare genitori, allenatevi al cambiamento, altrimenti patirete di insoddisfazione, spaesamenti improvvisi, mal di mare: è una nave sempre in moto la genitorialità.
E’ una giostra che ora ti fa ridere a piena pancia, ora ti fa svuotare la pancia di tutto quello che può esserci mai stato dentro per il terrore.
Si deve essere coraggiosi per essere genitori.
Io non lo sono mai stata.
Eppure…
E poi si deve essere forti fisicamente.
Io non ho mai avuto granché resistenza.
Eppure…
Insomma, non ci vogliono doti particolari per essere madri e padri.
Una sola, mi pare, ad oggi: restare fedeli alla legge dei semi.
Tutto germoglia. Tutto cresce. Tutto sfiorisce. Tutto germoglia.
E ripetere.
Il mantra più tosto possibile.
E di piccole rivelazioni in piccole rivelazioni accade anche di conoscere Dio.
Sì, Dio.
Quello che magari, come nel mio caso, hai riconosciuto un giorno, da ragazza, e ne hai anche voluto studiare i tratti tanto t’era piaciuto.
Dio che non può che essere madre.
Le Scritture Sacre te lo avevano detto che questo Dio si commuove nell’utero per l’umanità.
Ora lo sai.
E come potrebbe essere diversamente?
Questo Dio che se ne stava comodamente amante e amato, in un andirivieni d’amore senza limitazione alcuna, fa spazio ad un altro da sé e crea l’umanità.
Ed è fottuto per sempre.
Perché da quel momento non c’è un’ora in cui possa dire di fregarserne: Dio, che come me, è madre senza scampo.
E allora cambia tutto.
Se è madre c’è da fidarsi.
Non dimentica.
Non s’addormenta se il figlio non sta bene.
Non se ne frega ma ha cura.
Nelle piccole cose d’ogni giorno.
Come me che decoro la tavola con fiori. Solo che Lui di fiori ha fatto traboccare i prati.
Come me che preparo la merenda più salutare possibile. Solo che Lui ci ha dato tutto ciò che cresce sul suolo.
Come me che consolo un ginocchio sbucciato, metto le mani su un pancino dolente, accarezzo una lacrima sulla guanciotta e cerco di spalancare sorrisi anche in mezzo alla pioggia.
Solo che Lui… a meno potere di me.
Sì, perché i miei bambini sono ancora piccoli e si lasciano aiutare.
Lui invece ha figli grandi che non escono mai dall’adolescenza e so cazzi.
Non invidio le Sue notti insonni.
Perché Dio non è l’Imperturbabile, se è madre.
E’ il Vulnerabile per scelta.

La maternità è terra rivelativa.
Anche Dio in essa si è scoperto cambiato.
Ogni giorno, in ogni piccola cosa.
Come me, che lo vedo Madre ogni giorno, nelle piccole cose.

Dio Madre,
che sei come in alto così in basso,
sia il Tuo Nome santo in ogni mio gesto.
Venga la tua tavola imbandita per tutti
attraverso le nostre scelte,
si compia il Tuo progetto magnifico di sinergia fra tutta l’umanità, fra tutti i tuoi figli,
fra tutte le creature visibili e invisibili.
Preparaci da mangiare per il corpo, per la mente e per il cuore
e perdonaci se non siamo compassionevoli come Te con gli altri fratelli.
Se non sappiamo più nutrirci,
se non sappiamo più amarci come fratelli,
non smettere di invitarci a Casa e
liberaci dall’orgoglio che non ci fa più chiedere la Tua carezza.
Amen.


Note

  • L'immagine è presa dal libro 'La mamma... è tante cose' di Mariana Ruiz Johnson.


  • Se vuoi leggere tutto l'Elenco vai QUI

Elenco di piccole cose che possono cambiare un giorno (e infine anche la vita)

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