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domenica 7 marzo 2021

lunedì ~Poetry & Laundry


 Un giro in barca

Fino alla prima adolescenza non ho frequentato ambienti religiosi. Anzi, devo dire che avevo una certa spocchiosa riluttanza nei confronti di certe aggregazioni che mi sembrava rasentassero il fanatismo.
Poi, mia madre (che a sua volta non frequentava la comunità religiosa del paese 🤔) decise di parlare con un giovane seminarista presente e molto attivo in quel periodo perché cominciassi un cammino. 
La spinta di mia madre in questa direzione resta un mistero della provvidenza. 
Ferdy, questo il nome del seminarista che oggi è un sacerdote missionario, mi parló. 
Non mi convinse con l'affermazione 'ci vengono anche le tue amiche' (eccchisssenefrega!) 
ma qualcosa mi fece entrare in quella grande stanza, un sabato pomeriggio, e partire per un viaggio indimenticabile: la narrazione della fede come esperienza. 

La differenza, qualunque sia l'universo religioso a cui facciamo riferimento, la fa l'esperienza e la narrazione.
Le pagine delle scritture sacre devono narrare per noi l'esperienza dell'incontro tra umano e divino e aprire ad una esperienza personale. 
È un dialogo che permette l'evoluzione. 
Non un pacco da ricevere senza obiezioni.

Ricordo benissimo la sensazione di scoperta, in quella grande stanza del sabato, mentre la fede veniva narrata così da entrare nella vita di tutti i giorni. 
Leggevamo i vangeli e commentavamo un testo di Luigi Santucci, Volete andarvene anche voi: entravamo nella storia di Cristo e Lui entrava nella nostra.
Vivevamo forti momenti di interiorizzazione altamente simbolici, nella piccola, graziosa chiesa dell'oratorio ed io diventavo spaziosa.

Cominciai a fare un esercizio sulle pagine dei vangeli, quello che Ignazio di Loyola, nei suoi esercizi spirituali, chiama la composizione di luogo, ovvero l'immaginare d'essere nella pagina letta e di interagire con i vari personaggi della narrazione. 
Oggi la chiamo visualizzazione creativa. 

Fu così, in un giro in barca sulle acque del lago Tiberiade, che cominciò l'amore.
Cuore nel cuore del Maestro, per prendere il largo nella mia storia. 

Qualunque sia il nostro Dio
dobbiamo permettergli di entrare in cucina, sotto la pelle, nei ciottoli del viale di casa, in lavanderia.
Nell'alto dei cieli che siamo in noi
perché la spaziosità dell'alto e del basso
sia la nostra spaziosità. 

Inspira Dio.
Espira Dio.
Qualunque sia il suo nome, per te.

La nostra esperienza non è che Lui, declinato in molti modi, tra i versi e i panni da lavare.

Marianna 

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