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venerdì 22 maggio 2020

Avada Kedavra ... a proposito di #gratitudine


Quello che è esplicitamente malvagio
non mi atterrisce oltre il giusto.
Mi fa prudente come con gli orsi.
Cosa fai se improvvisamente nel fitto di un bosco di montagna ti trovi davanti un orso?
Ti fingi morto.
Non rispondi. Non guardi neanche nella sua direzione.
Poi, a pericolo scampato, alzi i tacchi e lasci l'orso alla sua vita.
- E chiedo scusa agli orsi per questo paragone perché loro non sono malvagi. Gli uomini sì -.

Esistono i malvagi, esistono davvero, e Francesco stamattina diceva: "Come Voldemort?".
Alcuni come Voldemort, altri come la signorina Dolores Umbridge, altri come Vernon Dursley, lo zio di Harry.

Ci provo sempre ad andare oltre la coltre della malvagità ma, infine, bisogna pur lasciare ai malvagi la libertà di essere malvagi.
Altrove.
Lontano da noi.
Dai miei figli, per esempio.

La malvagità eclatante, dicevo, tuttavia
mi fa prudente ma non mi atterrisce.
Sono gli atti mancati di gentilezza in cui prende spazio la malvagità che temo.
L'ascolto mancato.
Le parole spietate.
La finzione sottile.
Il ben pensare accomodante.
Insomma, quella malvagità che capita a tutti di sperimentare. In sé e fuori di sé.

Per quella posso versare lacrime amare.
Da quella desidero difendere i miei figli.
Come?
Come con me stessa.
Riconoscendo in me la mancanza di gentilezza del cuore potrò più facilmente riconoscerla negli altri.
E... fare l'unico contro incantesimo possibile all'Avada Kedavra: la protezione dell'Amore.

Noi siamo protetti nelle ali dell'Amore. Tutti.
Ma siamo liberi di restare protetti o uscire tra i rovi fino a diventare spine rinsecchite anche noi.

Io voglio BENEDIRE.
Sempre.

E questo mondo così carico di rovi
non mi avrà.
Non avrà i miei figli.

Come stranieri
continuiamo a camminare.
In compagnia di tanti altri stranieri
come noi.

Marianna
in gratitudine

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