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giovedì 5 marzo 2020
...per divenire Primavera che incalza...
Dal mio articolo 'Dalla carne nuziale il canto dell'Eros divino" su Appunti di Viaggio n.160
un augurio per divenire primavera che incalza.
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"Quanti baci sprecati, quante carezze frettolose potevano essere passaggi fondamentali nella nostra storia personale e comunitaria?
Sì, perché siamo Uno e ciò che uno vive lo vive l’intero corpo dell’umanità.
Quanti sguardi non corrisposti lì dove c’era la possibilità di scambiarsi il paradiso!
Ma c’è sempre una possibilità,
c’è ancora una possibilità.
“Ecco l’inverno è passato – dice il Diletto alla sua bella Sulamita –
è cessata la pioggia, se n’è andata.
I fiori sono sbocciati sulla terra.
E’ tornato il tempo delle canzoni,
nella nostra terra si sente già la voce della tortora,
il fico ha già maturato i suoi giovani frutti
e la vigna in fiore profuma.
Alzati, amica mia, e va’ verso te” (Ctc 2, 11-13).
Vieni, infatti può essere tradotto con ‘va verso te’, come l’invito che fu rivolto ad Abramo lech lechà.
C’è sempre una possibilità di rinascita nelle nostre vite, anche quando tutto sembra solo Inverno e assenza di canto.
Perchè?
Perchè noi siamo l’arco che tende la freccia e dentro di noi è lo stesso bersaglio.
Amartìa in greco, hata in ebraico, sono i termini con cui si indica il peccato e vogliono dire letteralmente ‘mancare il bersaglio’.
Uscire dal paradiso, dal giardino di balsami e aromi che siamo, è un mancare il bersaglio.
Tuttavia la nostra carne è ancora una freccia pronta a puntare e scoccare.
Ed è nuziale: nello sposare l’altro, nello sposare sé, nello sposare Dio.
Possano i nostri ‘piedi belli’ volgersi ed esclamare, con la potenza dell’Eros: ‘alla sua ombra cui anelavo, mi siedo’ (Ctc 2, 3) e trasformare il mondo, dentro come fuori, nell’Eden ritrovato".


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